Violet and Green perché il mio colore, anzi, il mio abbinamento preferito è sempre stato, storicamente, viola e verde.
Il viola: mi piace in tutte le sue sfumature, calde e fredde, con una maggiore "propensione" per le seconde, anche se il mio gusto dipende molto dall'umore. Di tutti i toni, dai più tenui ai più accesi, fino a quelli al limite della definizione di viola, quello che però sento più mio è forse l'indaco, colore che, tra l'altro, dovrebbe favorire la meditazione.
Il verde: qui si apre una lunga parentesi, visto che cronologicamente il verde ha preceduto il viola, seppur in una delle sue versioni meno pure. Per tutte le elementari infatti il mio colore preferito in assoluto è stato l'acquamarina, talora affiancato dall'azzurro-Tigra (definizione orribile: ma la carrozzeria della vettura Opel è stata l'unica "cosa" in cui ho riconosciuto, anni dopo, esattamente quel punto di azzurro). L'iniziazione alla fosforescenza avvenuta alle medie, e il conseguente amore per il verde acido di certi evidenziatori (specialmente quelli molto carichi di giallo) hanno determinato la radicale virata a cui mi riferisco ancora adesso.
Quello che attualmente non rammento è come avvenne il primo affiancamento dei due colori.
So con certezza di non esser partita dall'accostamento del giallo con il suo complementare. Sicuramente il giallo-viola trasmette un maggiore senso di equilibrio del verde fosforescente-viola; ma è troppo "calcolato". Sa di studiato al tavolino, è un falso stridente.
E' come pagare fior di quattrini un paio di schiccosi jeans prestrappati, vissuti ad hoc.
Verde fosforescente-viola invece ti dà un piccolissimo sussulto, come un senso di sospensione, l'idea che ti sfugge qualcosa, ma cosa?!. La stessa sensazione che provi quando scruti la tua immagine riflessa in uno specchio o in un vetro, senza farti vedere, durante un'occasione formale. Sei vestito di tutto punto, non manca niente, e allora... allora - no! - una macchia, una stron-zi-ssi-ma macchiolina sul dietro dei pantaloni. O cammini rasente il muro, o ostenti nonchalance.
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Di solito la preferenza accordata a un colore o a un altro cambia in funzione dell'età, e si stabilizza, una volta diventati "maturi", su un colore ben definito, un primario per intenderci; io non sembro aver scampo.
Passi il viola, che oltre a esser indice di temperamento immaturo, è anche il colore della vena artistica (quella obiettivamente c'è). Ma il verde... il verde non è nè giallo, nè blu. Quello a cui penso io poi è proprio bastardo, perché sembra arrampicarsi sugli specchi pur di non farsi chiamare giallo. Non molla, insomma.
Quindi: o sono un artista immaturo, o una persona immatura che ama l'arte.
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Ma chi se ne frega del quasi-giallo, della complementarietà mancata, della macchiolina. Siete a posto con voi stessi? Quello basta.
Perché non c'è critica che tenga dinanzi alla possibilità di essere se stessi, di fronte al primo passo per raggiunger la felicità.

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